Per il bene del popolo e del Paese

Discorso del consigliere federale Christoph Blocher in occasione della 19esima Assemblea dell’Albisgüetli dell’UDC zurighese, il 19 gennaio 2007 nella Schützenhaus Albisgüetli, Zurigo

19.01.2007, Zurigo

In occasione dell’Assemblea dell’Albisgüetli il consigliere federale Christoph Blocher si è pronunciato tra l’altro sulla questione se le elezioni del Consiglio nazionale siano affare dei consiglieri federali. Ciò non è il caso, ha affermato, se il motivo per farsi eleggere nel Consiglio federale è unicamente quello di fare un ulteriore passo avanti nella carriera e approfittare dei privilegi dell’incarico. Se invece l’incarico di un consigliere federale è quello di portare nell’esecutivo una politica che garantisca agli Svizzeri sicurezza, libertà e benessere, allora l’esito delle elezioni non può e non deve essergli indifferente.

Gentili signore e signori,

nonostante il mio discorso dell’anno scorso, la cui eco non si è ancora spenta, anche quest’anno, che per giunta è l’anno delle elezioni 2007, mi avete invitato come oratore del Consiglio federale.

I. Elezioni senza consiglieri federali?

Da più di un anno sento dire soprattutto dai nostri avversari politici che le elezioni non sono affare dei consiglieri federali (e, pur senza dirlo apertamente, naturalmente alludono sempre allo stesso membro). Singoli consiglieri federali osservano col tono dello statista che le bassezze delle elezioni non si addicono all’alto incarico di un consigliere federale – per poi appoggiare poco dopo la politica del proprio partito, distanziarsi dalla politica di altri colleghi e, soprattutto, criticare la politica dell’UDC.

Signore e signori, ma davvero le elezioni non sono affare del Consiglio federale? Davvero le elezioni devono svolgersi senza lasciare tracce, senza commento e senza conseguenze per i consiglieri federali? Questa mi giunge nuova. Eppure, nella mia più che trentennale attività politica non era mai successo che le elezioni del Consiglio nazionale fossero innalzate in tal misura a elezioni indirette del Consiglio federale come quelle di quest’anno.

II. Elezioni del Consiglio nazionale e consiglieri federali

Certo, per i singoli consiglieri federali le elezioni del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati non hanno finora mai rivestito un’importanza particolare; fatta eccezione per certi consiglieri federali che quattro anni fa hanno girato per settimane la Svizzera con un pullman appositamente allestito per le elezioni, distribuendo spazzolini da denti. È poi servito a poco: gli elettori – con denti puliti o meno – hanno scelto in maggioranza l’UDC.
È d’altronde vero che dal 1959 al 2003 ai applicava la cosiddetta formula magica: due seggi per i grandi partiti e uno per il più piccolo dei grandi.
Si è continuato ad applicare la formula anche quando in base ai numeri la si sarebbe dovuta cambiare. Ad esempio anche dopo le elezioni del 1999, quando la formula magica è diventata un semplice trucco da quattro soldi, visto che all’UDC, nonostante fosse diventato il partito più forte, si negava il secondo seggio.
Dal 2003 la formula magica effettiva è stata poi di nuovo applicata in modo aritmetico e di conseguenza il panorama politico è cambiato notevolmente.

Signore e signori, in questo gioco ingarbugliato dobbiamo chiederci:

– Qual è il senso delle elezioni?
– Qual è l’importanza dei partiti?
– E cosa rappresenta l’incarico di consigliere federale?

III. Elezioni, partiti e consiglieri federali

Se le elezioni – come è purtroppo successo in larga misura negli ultimi 20 anni –sono degradate a una specie di gioco di società, se in apparenza (ma soprattutto anche in sostanza) esse sono malamente ridotte a un mezzo per fare carriera, i consiglieri federali farebbero forse meglio a non partecipare a questo gioco piuttosto disgustoso.

Ma le elezioni sono tutt’altra cosa, o meglio dovrebbero essere tutt’altra cosa: le elezioni permettono ai cittadini di decidere del futuro orientamento del Paese.
Se si prendono sul serio le elezioni, bisogna prendere sul serio anche i partiti, poiché a loro spettano compiti importanti. Devono elaborare programmi politici, sottoporli al popolo, sostenerli e provvedere a realizzarli dopo le elezioni. Con le elezioni i programmi si trasformano in incarico del popolo ai politici.
L’osservazione, a volte arrogante, che i consiglieri federali dovrebbero stare al di sopra dei partiti, che le elezioni non li riguardano e che essi devono rendere conto alla Costituzione e non ai partiti, sminuisce in egual misura l’importanza delle elezioni e dei partiti!

Ma cos’è un consigliere federale?
Un consigliere federale è eletto per portare l’incarico degli elettori nel Governo e per impegnarsi per il bene del popolo e del Paese. Se tuttavia l’unico motivo per farsi eleggere nel Consiglio federale è quello di fare un ulteriore passo avanti nella carriera, con tutti i vantaggi personali che ne conseguono – come l’alta stima, il salario ragguardevole, la buona pensione, l’autista, la limousine ecc. – l’esito delle elezioni, decisive per il futuro orientamento del Paese, non ha effettivamente grande importanza, poiché non si adempie un incarico del popolo, ma si agisce solo in base ai propri interessi e vantaggi. L’importante è stare al gioco, che consiste nel trovarsi al posto giusto al momento giusto, per poi essere eletti.

È chiaro che per un consigliere federale di tal fatta le elezioni non sono affare del Consiglio federale. La questione del programma politico necessario per il bene del popolo e del Paese non gli crea grattacapi. Al contrario, tanto più facile sarà, dopo le elezioni, schierarsi con i vincitori e dichiararsi nel contempo al di sopra delle parti! È anche chiaro che in tal caso non si deve rendere conto a nessuno, se non “a se stessi”, come si usa dire.
Le cose sono del tutto diverse – signore e signori – se l’incarico di consigliere federale serve a portare nell’esecutivo una politica che garantisca agli Svizzeri sicurezza, libertà e benessere. In tal caso l’esito delle elezioni non può e non deve essere irrilevante, al contrario!

Un consigliere federale deve inoltre spiegare al popolo quali programmi ritiene giusti per il futuro del Paese e quali funesti, poiché le elezioni – se considerate seriamente – sono sempre decisive per il futuro del Paese! È tuttavia chiaro che i consiglieri federali non devono condurre la campagna elettorale, poiché essi hanno un incarico ufficiale e un compito che non lo permette. La campagna elettorale è compito dei partiti.

È ora di abbandonare le scelte egocentriche e di tornare a riconoscere l’importanza dell’incarico di un consigliere federale e dei partiti e considerare le elezioni come incarico vincolante agli eletti. Quanto detto vale in particolare per il 2007. Gli avversari della politica dell’UDC sembrano, forse inconsciamente, essersene accorti. Chissà perché la sinistra unita (composta da PS e Verdi) dichiara che le elezioni del Consiglio nazionale sono elezioni anticipate del Consiglio federale? La risposta è chiara: dal 2004 le cose non procedono più secondo i gusti dei rossoverdi. Essi vogliono tornare alla politica funesta anteriore al 2003.

Il punto più dolente per loro è che con una maggioranza di più di due terzi dei voti il popolo ha approvato le leggi sugli stranieri e sull’asilo.
L’opposizione della sinistra è stata accanita. Il PS, i Verdi, tutti gli estremisti di sinistra, le chiese riconosciute dallo Stato, i sindacati, la maggior parte dei mass media – la radio e la televisione – i buonisti di qualsiasi tipo, i borghesi che avevano qualcosa da nascondere, l’intera industria delle opere sociali e tutti coloro che approfittavano degli abusi hanno subito una sconfitta senza appello. Il popolo ha smascherato il sistema vigente con i suoi abusi ed ha approvato le nuove leggi con una maggioranza di 2/3.

Ma ancora più importante dell’approvazione è stata la discussione sull’argomento.
Finalmente, dopo gli anni persi dell’ipocrisia, si è parlato pubblicamente dei problemi e degli abusi nel settore degli stranieri e dell’asilo. Vi sono stati i soliti tentativi, caratteristici della politica precedente1, di occultare, minimizzare e gettare fumo negli occhi, ma non hanno avuto successo.

IV. Ritorno ai tempi bui anteriori al 2003?

Questo chiaro verdetto non piace alla sinistra rossoverde. Essa vuole tornare al malgoverno di prima del 2003. Vuole tornare agli anni Novanta in cui dominava la sua politica.

– Vuole tornare alla politica fatale dell’occultamento, delle illusioni, delle valutazioni errate, della spavalderia e delle manie di grandezza; in cui si combatteva la trasparenza e si negavano gli abusi2, in cui chi parlava apertamente di criminalità degli stranieri era tacciato di razzismo o xenofobia oppure di entrambe le cose. Vuole tornare alla dittatura del politicamente corretto, in cui la libertà d’opinione e la libertà di parola non contano niente.
– Vuole tornare ai tempi in cui ciò che non doveva essere veniva sottaciuto.
– Vuole tornare ai tempi in cui un mondo fittizio velato di nebbia doveva proteggere le proprie teorie sbagliate.

Signore e signori, nel 2007 si decide se si vuole tornare ai tempi in cui con l’ipocrisia e il moralismo si inculcava una coscienza sporca a chi la pensava diversamente, per poi svuotargli più facilmente le tasche, in cui distribuire i soldi degli altri serviva alla propria immagine. Da questo stato di cose il PS e i Verdi hanno tratto per anni profitto politico – e non solo politico, ma anche finanziario. Questa politica ha riempito di soldi le loro tasche, a scapito dei cittadini!

Una rete di consulenti e uffici di esperti di sinistra si è stesa sul Paese. Anche loro vogliono tornare indietro. I compagni non hanno soltanto offerto per anni consulenza ai compagni, ma hanno affidato loro incarichi, li hanno sostenuti con perizie e premiati con posticini. Sempre a scapito dei cittadini.

Ma il vento comincia a cambiare. I marci anni Novanta vengono sfatati. Per questo la sinistra grida e strilla aiuto.

Signore e signori, non tutto è cambiato in meglio.

Ma piano piano si cominciano a scoprire e a chiamare per nome gli abusi diffusi prima del 2003 nella politica, ma anche nell’economia e nella società. Alcuni giornalisti osano di nuovo scrivere la verità, contribuendo così all’affermazione della libertà di pensiero e di parola.

Dove esiste la libertà d’opinione, vi è anche libertà d’azione e ne traggono vantaggio i migliori e non coloro che hanno più conoscenze e contatti.

Dopo che negli anni Novanta le spese pubbliche erano diventate intoccabili, ora parecchio è cambiato. Alcuni Cantoni hanno preso l’iniziativa e, da pionieri, hanno diminuito le imposte. Da ciò è nata una sana concorrenza. Ora non si dice più che le imposte alte hanno una funzione sociale, ma la parola d’ordine è: “Maggiori entrate dalle imposte grazie ad aliquote minori“, e s’inizia a capire che i cittadini a cui si lasciano i soldi producono nuovo valore aggiunto. Alcuni Cantoni fanno da apripista ottenendo risultati positivi quantificabili.

È chiaro che se si sovverte la macchina di ridistribuzione dello Stato i rossoverdi gridano allarme e quindi vorrebbero vietare la concorrenza fiscale. Secondo la sinistra unita la Confederazione dovrebbe vietare la concorrenza fiscale tra i Cantoni. Essa si appella al Tribunale federale, che dovrebbe intervenire nella sovranità in materia d’imposte dei Cantoni. E come se non bastasse, s’intende mantenere il vecchio sistema di ridistribuzione con una “armonizzazione delle imposte”. Non ci si vergogna neppure di assecondare le pressioni di politica fiscale dell’Unione europea.

Ma anche nel settore delle opere sociali la verità sta venendo a galla. È encomiabile che la quinta revisione dell’AI intervenga proprio negli ambiti in cui la sinistra non è mai voluta intervenire. Grazie all’abolizione degli abusi, vi è un aumento minore dei casi di AI. Mentre prima del 2003 si sosteneva ancora che esistessero al massimo casi isolati3 di persone che usufruivano ingiustamente di una rendita d’invalidità, oggi non ci crede più nessuno. Nonostante ciò il PS e i Verdi sostengono il referendum contro la quinta revisione dell’AI. Vogliono tornare agli abusi dell’AI. Vogliono tornare al pasticcio degli anni Novanta, di cui sono responsabili eminenti esponenti della sinistra stessa.

Signore e signori, la questione decisiva delle elezioni del 2007 è se la Svizzera debba ritornare o meno alla miserevole situazione anteriore al 2003; se la Svizzera debba ritornare agli anni caratterizzati dalla decadenza dei valori; se la Svizzera debba tornare agli anni in cui si distruggevano, trascinavano nel fango o ridicolizzavano le virtù e i valori svizzeri.

Fortunatamente la risposta è no: oggi si ha di nuovo il coraggio di essere fieri della Svizzera. I giovani indossano magliette con la croce svizzera sul petto. Persino la consigliera federale socialdemocratica biasima i francesi perché criticano il sistema delle imposte svizzero (ora la signora Calmy-Rey deve solo spiegarlo ai propri compagni!).

Negli anni Novanta i pilastri della Svizzera – l’indipendenza, l’autodeterminazione, la neutralità – sono stati ridicolizzati e sarebbero dovuti essere sacrificati a favore di uno sciocco internazionalismo. Gruppi tenaci – e soprattutto l’UDC – vi si sono opposti, impedendolo. Responsabilità, autoiniziativa e orgoglio nazionale sono stati derisi. Ma le cose stanno cambiando. Oggi i politici non osano più farlo. I valori svizzeri della puntualità, dell’affidabilità, dell’onestà, della volontà di lavorare e della pulizia erano valori denigrati nelle scuole, nella società e nella politica. Oggi se ne vedono le conseguenze e forse si sta cercando di invertire la tendenza!

Intendiamoci bene: non tutto è cambiato, ma, anche se in modo esitante, ci si sta mettendo sulla buona strada nella società, nell’economia e nella politica. La sinistra, composta da PS e Verdi, vuole interrompere questo cammino e tornare ai tempi in cui il socialismo si è potuto espandere quasi indisturbato.

Il termine altisonante di “solidarietà” ha permesso stupendamente di distribuire denaro, soprattutto quello degli altri e spesso nelle proprie tasche. Di conseguenza è aumentata la spesa pubblica4. La Svizzera ha registrato l’aumento più elevato dei prelievi fiscali5 tra i Paesi industrializzati. Tutto ciò ha avuto conseguenze: l’economia ha stagnato.

– Tra il 1990 e il 2000 i debiti sono aumentati da più di 38,5 miliardi a più di 130 miliardi6.
– Il forte aumento degli abusi, peraltro sempre celati o negati, nel settore dell’asilo, il continuo aumento, anch’esso negato, della criminalità degli stranieri e la crescita, contestata, degli abusi nel settore delle opere sociali ci occuperanno ancora per anni, poiché i problemi sono tutt’altro che risolti. Ma sembra albeggiare: mentre nel 2003 c’erano ancora 23 000 domande d’asilo, nel 2006 sono state ridotte a 10 000.
– Gli anni anteriori al 2003 sono stati caratterizzati dalla denigrazione e dal disprezzo del proprio Paese. Ci si doveva vergognare di essere svizzeri, cittadini di un piccolo Stato, cittadini di un esempio eccezionale di democrazia.

Ma il vento sta cominciando a girare. L’adesione all’UE non è più un obiettivo strategico. Secondo i sondaggi più recenti il 90 per cento della popolazione intende mantenere la neutralità. Molti giovani sono fieri di essere svizzeri. Molti giornali non possono più evitare di riferire della Svizzera e dei suoi vantaggi.

– Con investimenti sbagliati e collassi di imprese la decadenza si è mostrata anche nell’economia. Valutazioni sbagliate della realtà, l’alterigia e la mania di grandezza hanno condotto a collassi. Si pensi al collasso della Swissair, all’avventura della Swiss, al disastro dell’Expo.
– Una debole crescita economica e l’aumento della disoccupazione sono stati il risultato di questa situazione.
I tempi cominciano a cambiare. Assistiamo a una rinascita della crescita economica e di un modo serio di fare politica economica. Dal 2003 le imposte non sono più aumentate e alcuni Cantoni le hanno addirittura diminuite.

È interessante constatare che il cambiamento proviene dal basso. Il grande successo dell’UDC, che ha lottato contro la situazione descritta, ne è stato il segno esteriore. Ma il cambiamento si sta diffondendo. Fa piacere vedere che ora anche il consigliere federale socialdemocratico afferma che sono indispensabili nuove centrali nucleari. Non gli rimane che convincere anche i suoi compagni rossoverdi.

Molte cose sembrano cambiare: mentre prima la sinistra predicava la democrazia di base, oggi il PS organizza solo “incontri al vertice” – da parecchio tempo ormai la sua base è passata all’UDC.

V. Avanti verso il futuro

La sinistra vuole ricondurre la Svizzera al periodo buio degli anni dal 1990 al 2003. Vuole togliere quanto possibile a chi s’impegna, a chi lavora seriamente e ridistribuirlo attraverso lo Stato, preferibilmente a se stessa. Che a causa di ciò i cittadini stanno peggio e il Paese è ridotto sul lastrico, viene sottaciuto. È evidente: la sinistra, ossia il PS e i Verdi, vogliono una Svizzera socialista. È questo dovrebbe lasciare indifferenti i consiglieri federali?

Signore e signori, nel 2007 il popolo svizzero deve decidere:

Vogliamo tornare agli anni bui anteriori al 2003? O vogliamo avanzare verso un futuro che promuova nuovamente i valori svizzeri e garantisca benessere e libertà? Vogliamo nuovamente distruggere la rinascita politica degli ultimi anni?

Signore e signori, è richiesto l’impegno dei partiti borghesi – soprattutto dell’UDC – come forze di opposizione.
Se il PS definisce decisive le elezioni del 2007 alleandosi con un partito non governativo, i Verdi, con l’obiettivo principale di tornare alla politica degli anni bui che in fin dei conti ridurrebbe sul lastrico la Svizzera, allora bisogna intervenire: l’UDC, in quanto forza politica che deve condurre la campagna elettorale, e i consiglieri federali che espongono le loro idee sul corso della Svizzera. L’UDC è diventato il partito più forte perché dal 1990 si è opposta a una politica fatale! È comprensibile che i rossoverdi combattano l’UDC e vogliano buttarmi fuori dal Consiglio federale – ciò non è esente da una certa logica.

L’UDC presa di mira e i suoi esponenti rappresentano i valori tradizionali della Svizzera, i valori che rafforzano la Svizzera. La politica di sinistra degli anni Novanta ha indebolito la Svizzera e una sua vittoria elettorale indebolirebbe o addirittura distruggerebbe il benessere e la libertà del nostro popolo.

Quello che ha reso forte e renderà forte anche in futuro la Svizzera è proprio la politica dei valori tradizionali.

Soprattutto per affrontare le sfide della globalizzazione è urgentemente necessaria una politica che poggia su questi valori tradizionali. Solo essa garantisce il successo.

Vedete ora l’importanza delle elezioni?
Vedete l’importanza dell’UDC?
Vi rendete conto del significato delle elezioni del 2007?

Con ciò siamo arrivati all’incarico dei politici borghesi, e con essi intendo soprattutto i politici dell’UDC.

L’UDC deve impegnarsi per

– un’economia sana invece di un’economia del decadimento
– un bilancio pubblico sano invece di un’economia del deficit
– lo sgravio finanziario dei cittadini invece dell’aumento delle imposte e delle tasse
– l’autodeterminazione invece dell’ingerenza dall’estero
– la neutralità invece dell’intervento in conflitti internazionali
– la cooperazione invece dell’integrazione
– la libertà invece della tutela da parte dello Stato
– un approvvigionamento energetico sicuro invece della mancanza di energia
– la fiducia invece degli imbrogli
– i rifugiati veri invece degli abusi nel settore dell’asilo
– la coesistenza pacifica invece della criminalità degli stranieri
– un aiuto efficiente nel singolo caso invece di una falsa “solidarietà”
– i posti di lavoro invece della disoccupazione
– l’occupazione invece dell’abuso dell’AI
– il benessere invece dell’impoverimento

Signore e signori, come vedete l’incarico è notevole.

Per voi in quanto partito, per voi in quanto membri del partito – per ognuno di noi. Dobbiamo impegnarci affinché la gente elegga le persone giuste. L’incarico è notevole per i parlamentari, i membri dell’esecutivo, i giudici e per tutti coloro che svolgono un incarico pubblico. Essi devono sentirsi servitori del popolo per il bene del Paese e della gente. Non vi è posto per coltivare i propri interessi.

Affrontiamo i problemi scottanti (ci sono già abbastanza politici che li usano solo per riscaldarsi). Nelle elezioni del 2007 si tratta di prendere una decisione di fondo.

Signore e signori, negli anni Novanta, in quanto partito borghese con il nostro chiaro atteggiamento liberal-conservatore siamo finiti all’opposizione perché non volevamo partecipare a una politica della decadenza dei valori e l’abbiamo combattuta. Siamo andati all’opposizione nostro malgrado. In quanto partito che si è opposto alla decadenza dei valori e della politica, gli elettori hanno fatto dell’UDC il partito più forte. Un successo simile provoca le reazioni furenti degli sconfitti.

Mahatma Gandhi, che voleva cambiare la situazione in India, ha descritto le tre fasi della lotta nel modo seguente:

– nella prima fase sarete sottaciuti, come se foste morti;
– nella seconda fase sarete ridicolizzati;
– nella terza e decisiva fase sarete combattuti.

Signore e signori, l’UDC e i suoi esponenti si trovano attualmente nella terza fase.
Per questo la parola d’ordine è “resistere”! Ed è questo, signore e signori, l’augurio che rivolgo a voi e a tutti noi per il nuovo anno e in particolare per l’anno delle elezioni 2007.

È per il bene del popolo e del Paese, o con le vostre parole:

Per la Svizzera – la nostra casa!

1 Nel suo parere in merito alla revisione della legge sull’asilo la CFR (Commissione federale contro il razzismo) parla di “discriminazione indiretta” (settembre 2005).
Il PS ha lottato contro tutte le proposte dell’UDC per risolvere il problema dell’asilo. Ogni anno si sono spesi da uno a due miliardi per niente. Per anni è stata accettata la ben organizzata criminalità dei richiedenti l’asilo nel settore degli stupefacenti.

Anche in occasione della revisione della legge sull’asilo di settembre 2006, la sinistra ha fatto ricorso a massicce dosi di moralismo per non dover affrontare una discussione basata sui fatti e sugli argomenti. La consigliera nazionale zurighese del PS Vreni Hubmann ha sostenuto che la legge sull’asilo è sintomo “di un atteggiamento fondamentalmente xenofobo” (Neue Zürcher Zeitung, 24.8.2006).

Quando nel 2002 si è discussa in Parlamento l’iniziativa popolare dell’UDC contro gli abusi in materia d’asilo, è stata nuovamente negata la realtà degli abusi e la sinistra ha fatto ricorso al moralismo:
Cécile Bühlmann (Verdi/LU): “azione di propaganda politica dell’UDC”
Ruth-Gaby Vermot (PS/BE): “xenofoba”
Jean-Jacques Schwaab (PS/VD): “campagna denigratoria”
Claudia Janiak (PS/BL): “sputasentenze”

2 Nel corso della campagna contro la nuova legge sull’asilo l’ex consigliera federale Ruth Dreifuss (PS) ha parlato di “casi isolati” di abuso nel settore dell’asilo (Tages-Anzeiger, 7.4.2006).

In riferimento all’iniziativa popolare dell’UDC contro gli abusi in materia d’asilo il consigliere nazionale ginevrino Patrice Mugny ha parlato di “Spiegelbild der Missbrauchskultur” – criticando così l’UDC che parlava apertamente degli abusi!

Dopo che per anni si era negato che esistessero degli abusi, nella campagna contro la nuova legge sull’asilo (2006) si è sostenuto improvvisamente che “l’inasprimento delle misure non impedisce gli abusi” (Ruth Genner, presidente dei Verdi), “contro gli abusi l’inasprimento non serve” (Jürg Krummenacher, direttore di Caritas Svizzera). (Schweizer Illustrierte, 4.9.2006).

La direttrice dell’AI Beatrice Breitenmoser (PS) nella trasmissione televisiva “Rundschau”: “Se uno sfrutta bene il sistema non si tratta di abuso.” (8.10.2003)

La direttrice dell’AI Beatrice Breitenmoser (PS): “Nel caso degli abusi si tratta di casi isolati.” (St. Galler Tagblatt, 19.1.2004).

La direttrice dell’AI Beatrice Breitenmoser (PS): “Dormo benissimo perché trovo che l’AI sia un’ottima assicurazione sociale.” (Tages-Anzeiger, 5.6.2003)

Quando, ancora come membro del Consiglio nazionale, ho criticato i molti finti invalidi, il Blick ha scritto “Così Blocher distorce la verità”, ammettendo solo “casi isolati di abuso”. (25.7.2003)

Colette Nova, segretaria dell’Unione sindacale svizzera: “Finti invalidi è un’espressione idiota che non significa niente.” (Weltwoche, 22.4.2004).
3 Vedi nota 2.

4
Indebitamento Confederazione:
1990 38,5 miliardi
2000 108,8 miliardi
2005 130,6 miliardi

Indebitamento Confederazione, Cantoni e Comuni
1990 97,7 miliardi
2000 207,4 miliardi
2005 246,5 miliardi

5 Negli anni Novanta la Svizzera ha registrato la maggiore crescita degli oneri fiscali tra tutti i Paesi industrializzati.

Quota fiscale
1990 26 %
2000 30,5 %

Le entrate fiscali assolute continuano a crescere. Si tratta di soldi che mancano alla gente per vivere e all’economia per investire.

Entrate fiscali
1990 85,2 miliardi
2000 126,7 miliardi

Quota di indebitamento lordo (Confederazione)
1990 11,8 %
2000 26 %

Aumento dei contributi (soprattutto tasse) a Confederazione, Cantoni e Comuni
1990 12’849 milioni
2000 20’985 milioni

6 Le spese della Confederazione sono cresciute molto più rapidamente dell’economia nazionale. Lo Sta

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